UN DELITTO ALLA CASA DI CURA

Di Alessio Fabretti

Personaggi:

IL PROPRIETARIO Comm. Marcantonio Desideri

IL DIRETTORE SANITARIO Dott. Alessandro Peretti

LA SEGRETARIA DI PRESIDENZA Irina

LE INFERMIERE Katia – Isabella – Caterina

PAZIENTI CEREBROLESI Hassan (com. armi) Michael (losco figuro) Bruno (losco figuro)

UNA FISIOTERAPISTA Anna

SQUADRA MOBILE, POLSTATO Ispett. Carosi

CARABINIERI, Rilievi scientifici Tenente Michelangelo

GUARDIA DI FINANZA Cap. Argenti

(gli orari sono importanti)

 

UN DELITTO ALLA CASA DI CURA 

L’orologio alla parete, di fronte alla segretaria, segnava le 20.45.

All’ultimo piano della casa di cura “Villa NEMESI” si stava svolgendo una riunione abbastanza animata tra il direttore sanitario dott. Alessandro Peretti e il proprietario dello stesso stabile commendatore Marcantonio Desideri.

Dietro di lui, la parete era tappezzata di diplomi e lauree. Questi era un omone grasso, tarchiato e fumava un grosso sigaro, mentre il dott. Alessandro era in piedi di fronte alla grande scrivania di mogano. Era presente anche la segretaria, alta, slanciata, il suo abito: un tailleur grigio e lievemente truccata, silenziosamente era entrata con il portatile, per segnalare gli appuntamenti del giorno dopo, e lo aveva aperto appoggiandolo a un lato della scrivania mentre continuava un dialogo leggermente aspro ….

<<Senta Irina, di tutto ciò che si sta svolgendo in questa stanza, compreso quello che stavamo dicendo, non prenda nota, si ricordi sempre che le decisioni qui dentro le prendo solo io … >> mandando una voluta di fumo verso il soffitto, guardandola insistentemente, <<e lei aspetti dott. Peretti>> che stava per allontanarsi.

<<Signorina, troverà gli appuntamenti sulla mia scrivania, passi più tardi e ora la prego – guardando il medico – non ho ancora terminato con il qui presente … il computer lo lasci, scriverò alcune note>>.

Mentre chiudeva la porta per tornare nella sua stanza adiacente, sente il com. Desideri che apostrofava Peretti.

<<Non si permetta più di assumere quest’atteggiamento né verso di me, né di prendere decisioni senza il mio esplicito permesso. Questo posto lo dirigo io e lei è un impiegato, un bravo professionista, lo riconosco, ma non pensi di avere campo libero, mai … >>.

Irina guardava l’orologio, voleva andare via, a casa, farsi una doccia e togliersi di dosso la stanchezza del giorno e anche l’odore del sigaro, buono, ma lei non fumava e sopportava … erano le 21.45.

<<Ha capito bene dottore! Ora se ne vada, ho da fare>>.

Il dott. Alessandro, scuro in volto esce sbattendo la porta e Irina lo saluta: <<A domani dottore>>.

Dalla porta non ancora chiusa completamente ….

<<Irina venga>> la voce di Desideri che appena la vede entrare:

<<Ciò che sto per dirle deve rimanere tra noi e domani quando arriverà qua, convocherà tutto il personale per una riunione urgente. Senta ancora una cosa … si assicuri che porta sia ben chiusa>>.

La donna, conoscendone alcune manie, si allontana e controlla, apre, guarda fuori, poi accosta e sorridendo si avvicina.

<<Il dott. Peretti mi sta accusando di frode e di malversazione. Inoltre pretende di vedere i libri contabili e domani dichiarerebbe che mi sto appropriando di fondi per la ristrutturazione di quell’ala della villa, che dovrebbe servire per l’assistenza a chi non può permettersi anche un minimo sostegno, e lei sa benissimo, che con il concorso di un’ONG denominata BARBARA, da me fondata: porta il nome di una mia nipote, che è morta per un tumore alle ossa, alla quale ero molto affezionato. Ho rimediato in questo modo per far fronte a questa mancanza. Sa la Provincia ha già erogato 2 milioni di euro, ma il dott. Peretti pretende ogni verifica in pratica settimanale. Ora veda lei di inserire tutti i dati necessari nelle cartelline per la riunione di domani, grazie e mi raccomando assoluto silenzio. Non chiuda la porta, la spalanchi, in modo che veda il corridoio>>.

Irina salutandolo, lo lascia ancora nello studio chino sulle carte. Prende la borsa con la documentazione, spegne le luci e chiama l’ascensore. Arriva nel garage, situato nel sottosuolo, ormai in penombra, le luci di sicurezza accese e intravede un vigilante che iniziava la sua ronda di controllo:

<<Buonasera Irina, così tardi stasera?>> di rimando:

<<… Sa … il mio capo … al solito… A domani>>.

Il ticchettio dei suoi tacchi si amplifica nel silenzio.

Si avvicina alla sua Lupo parcheggiata poco distante. Apre la portiera e mentre chiude lo sportello, vede percorrere la rampa di uscita l’AUDI A6 del suo capo, che appena in strada sterza, con uno stridio di gomme sull’asfalto reso viscido da una pioggerellina, sbandando.

<<Chissà quanta fretta>> mormora e mette in moto.

Intanto nei vari piani le infermiere di turno avevano iniziato il loro lavoro e la distribuzione delle terapie: misurazione della pressione, ecc, salutando gentilmente gli ammalati e chiedendo anche se avessero bisogno di qualcosa, anche di una compressa per addormentarsi.

Il primo piano era costituito da dieci stanze a due letti e in alcune vi era anche un solo paziente. Il secondo piano era un reparto di cerebrolesi dei quali alcuni erano in fase di ripresa, i loro lamenti non lasciavano di certo dormire durante le notti. Le infermiere: Katia, una biondina minuta con gli occhi azzurri, Isabella un po’ formosetta con un pettine sulla nuca per trattenere i capelli e Caterina una mora slanciata; stavano terminando il loro giro per le due ali del piano, spegnendo le luci al loro passaggio augurando la buonanotte. Tornavano nell’infermeria ove avrebbero trascorso la notte nell’attesa di qualche eventuale emergenza accendendo le luci notturne.

Ormai il silenzio aveva immerso il reparto e dall’esterno della villa s’intravedevano solamente i piani illuminati. Fuori iniziava a piovere.

Irina, arrivando a casa rifletteva su quella riunione. Conosceva bene il suo capo, era una persona onesta, ma “non si sa mai”, aveva solo lei l’accesso agli archivi e ai libri contabili.

22.45 guardava l’orologio e mentre saliva le scale del condominio, il trillo del cellulare, “ messaggio da chi”, guarda lo schermo e vi scorge delle cifre 85-10-14:

<<Chi sarà mai? Uno scherzo forse>>.

Tra le ragazze al piano vi era una specie di scherzo che facevano a turno, non portavano sempre la tuta bianca, giacca e pantaloni, ma a rotazione indossavano un camice bianco con qualche bottone strategicamente lasciato aperto sia l’ultimo sia il primo, indossando le autoreggenti o il reggicalze. Tanto i pazienti non si sarebbero accorti di nulla. Stasera era la volta della bionda formosa, Isabella, che durante il giro non si era accorta di due occhi scuri che la guardavano insistendo sulle aperture.

Vi erano nel reparto: un libanese Hassan, da solo nella stanza, un americano Michael e un italiano Mario, insieme.

Curiosando tra le cartelle, il libanese era tarchiato e robusto, l’americano alto 1.80 fisico atletico e l’italiano, un ex campione di rugby. I due, avevano la testa fasciata lasciando scoperti solo gli occhi che erano sempre presenti e attenti.

Irina gira la chiave nella serratura e sente squillare il telefono insistentemente, posa la borsa dei documenti e nel frattempo scatta la segreteria, sente un respiro affannoso poi più nulla.

Accende le luci del soggiorno e fa per chiudere la serranda, quando vede sfrecciare un’auto di grossa cilindrata che sbandando paurosamente va a schiantarsi contro un pilone della luce facendolo inclinare pericolosamente. Fuoriesce del carburante. Un filo dell’alta tensione si stacca e alcune scintille incendiano il combustibile e l’auto prende fuoco. L’occupante si contorce nelle lamiere; il serbatoio esplode.

<<Ho Dio chi sarà!>> esclama Irina sporgendosi dalla finestra, guarda l’orologio meccanicamente, le 23.30. Alza il telefono componendo il 113 <<presto, un incidente mortale, venite>> – una voce le chiede – <<dove signora?>> – in via Crescentini 134. Scende in strada ove si era già formato un capannello di persone, mentre si avvertono, con stridio di gomme, dal fondo della strada segnali acustici e luci intermittenti blu, che annunciano a sirene spiegate l’arrivo dei mezzi di soccorso: pompieri e ambulanza. I carabinieri poi, scesi dai veicoli, allontanavano le persone transennando la zona, i pompieri con estintori e schiumogeni cercavano di spegnere l’incendio, isolando poi i fili della luce.

All’improvviso una mano si appoggia alla spalla di Irina, facendola sobbalzare che voltandosi di scatto:

<<Ma, dott. Peretti cosa ci fa lei qui?>>

<<La volevo raggiungere per cercare di dare una qualche spiegazione al diverbio increscioso da lei assistito, ma era già andata via e volevo raggiungerla, sa le ho telefonato, ma non mi ha risposto nessuno, può controllare la segreteria>>.

<<Non ho notato nessun segnale – risponde Irina – o almeno non ci ho fatto caso, ma in ogni modo domattina ci vedremo alla riunione. Arrivederci dott. … >>.

<<Senta Irina … >> afferrandola per un braccio.

<<Mi lasci dottore … >>

<< Lei … sa …devo parlarle>>

Irina si gira con uno scatto brusco e cerca di vedere il mezzo fumante, avvicinandosi alle transenne, facendosi spazio tra la gente ferma. Peretti si allontana innervosito guardando il capannello di persone tra cui Irina si era infilata volutamente.

L’auto era ancora piena di schiumogeni, ma dalla targa appena bruciata s’intravedevano ancora alcune lettere AC 74 X. Le, sembrava … fa cenno a un carabiniere volendo manifestare la sua perplessità, ma poi con la mano alzata un segno di diniego.

Un sospetto nella sua mente, meglio allontanarsi. Poco distante vi era un locale ancora aperto e ancora incerta sul da farsi si ferma, ma alla fine decide di entrare.

Come sospinge la porta e si avvicina al bancone:

<<Ciao Irina – era la terapista che aveva il pomeriggio libero – pensavo di trovarti perché volevo dirti che al reparto sembrano accadono cose strane … >>.

Al piano della casa di cura le luci azzurrate illuminano appena i corridoi e le due ali sono completamente in penombra. Le infermiere ridevano guardando la TV. Le 22.05.

Michael si era alzato, con attenzione e facendo un segnale a Mario di aspettare un suo cenno, i due si tolgono la fasciatura. Silenziosamente, salgono lentamente le scale raggiungendo l’ufficio del com. Desideri che esclama <<TU!>>, vedendolo entrare. Michael avanza sul tappeto verso la scrivania e si avvicina alla poltrona: lo stordisce con un colpo alla nuca. Scendono la rampa frettolosamente che li conduce al reparto dove erano ricoverati, percorrono il corridoio e fa un gesto d’intesa a Mario. I due entrano con attenzione nella stanza ove Hassan dorme profondamente e lo narcotizzano, con un sussulto perde i sensi. Si guardano, emettendo un respiro di sollievo. Lo trascinano fuori della stanza sollevandolo, verso le scale, ma siccome era pesante, chiamano l’ascensore che li porta al piano. Sempre tirandolo a fatica lo sistemano nella poltrona di Desideri dopo aver sostituito il pigiama con gli abiti di ricambio che il commendatore aveva nello spogliatoio. Michael tira fuori un coltello a serramanico facendo scattare la lama: Mario regge dritto il corpo esanime, vibra un colpo che gli squarcia la gola e lo appoggiano sulla scrivania su di un foglio già pronto … “SONO RESPONSABILE E’ L’UNICA COSA CHE …. La chiazza di sangue si allarga sul ripiano lucido.

Desideri pesava non poco, ma lo sostengono per le braccia e uscendo chiudono piano la porta, chiamano l’ascensore che li porta al garage, ove l’AUDI era parcheggiata nel posto assegnato poco distante, dietro una colonna, si fermano in istante, poi sistemano lentamente il corpo chiudendo piano le portiere, nel frattempo Irina poco lontana, aveva salutato la guardia giurata e apriva la portiera della LUPO notando l’A6 che usciva con uno stridio di gomme sbandando. Poco dopo in una strada laterale scarsamente illuminata il mezzo si ferma; Michael ne scende e sale su di una Golf in precedenza parcheggiata seguendo la macchina tedesca condotta da Mario con l’uomo dietro, accasciato, che a un tratto riprende coscienza e compone sul cellulare che era riuscito a mettere in tasca nonostante gli sballottamenti, le cifre 85-10-14. Mario se ne accorge e gli assesta un colpo in testa con il calcio della pistola che lo tramortisce, un rivolo di sangue scorre dalla testa.

Arrivati all’inizio di via Crescentini, che conoscevano bene, si fermano. Prendono una latta di benzina e cospargono il liquido sul corpo di Desideri privo di sensi, dopo averlo sistemato al posto di guida, bloccando l’acceleratore con il piede legato e appena tolto il freno, l’auto fila e si schianta contro il palo della luce incendiandosi. Una volta viste le fiamme s’incamminano lentamente verso la Golf parcheggiata lontano, si allontanano tornando a piedi alla casa di cura. Rientrano nella loro camera e si risistemano le fasciature, mettendosi a letto prendendo un sonnifero.

Irina saluta la sua amica fisioterapista Anna uscendo dal bar, si ferma un secondo e ripensa alle parole, e sente il tocco dell’orologio di un campanile lontano e il suo segna le 23.45. <<Devo far presto>> mormora <<Domani c’e la riunione e ho bisogno di dormire alcune ore>>. Si spoglia, una doccia veloce, s’infila sotto le lenzuola, ma il sonno tarda a venire. Troppi gli avvenimenti, quando finalmente verso le 3 si assopisce.

Alle 6.30 alla villa, si rimetteva in moto la routine quotidiana. Riprendeva il giro delle infermiere con i medicamenti e le prescrizioni mattutine, lentamente iniziava l’attività giornaliera.

Lo studio al 4° piano era ancora chiuso e alle 7.00 iniziavano le pulizie degli addetti. Con il carrello pronto, la signora Ada, addetta agli uffici amministrativi, gira la maniglia, come sempre puntuale, che non si apre subito. Prova ancora, ancora e alla fine chiama un addetto alla sicurezza che con un passpartout gira la chiave e … lo spettacolo che si presenta … AIUTO, AIUTO, corre via inorridita. Il vigilante con più sangue freddo, si avvicina alla scrivania per osservare da vicino e vede una larga chiazza di sangue che si era allargata sotto il corpo appoggiato sul ripiano. Prende il suo telefono e chiama il 112.

La squadra mobile, le auto della polizia e dei carabinieri arrivano a sirene spiegate circondando la palazzina e transennando con un nastro l’edificio. I cameraman delle Tv erano stati bloccati all’esterno.

La squadra mobile, le auto della polizia e dei carabinieri arrivano a sirene spiegate circondando la palazzina e transennando con un nastro l’edificio. I cameraman delle Tv erano stati bloccati all’esterno.

L’ispettore Carosi impartisce l’ordine di non far entrare ne uscire nessuno, sale di corsa le scale con alcuni agenti di polizia giudiziaria che lo seguono cui da ordini precisi di bloccare i piani.

Squilla il cellulare di Irina, era la sveglia, di corsa si veste, un trucco leggero, si guarda allo specchio:

 <<Oh Dio! Come copro le occhiaie. Orribile!>>.

Al più tardi, alle 10.00, c’era una riunione nella sala del consiglio accanto alla presidenza, quindi si precipita, sale in macchina, parcheggia al solito posto, prende l’ascensore e si accinge a sistemare le cartelline nella sala, quando irrompe l’ispettore …

A sirene spiegate arriva anche la volante della Guardia di Finanza, ne scende il capitano Argenti e anche lui sale le scale di corsa seguito da due ufficiali con le borse.

Si era radunato un capannello di persone attorno alla casa di cura NEMESI. I degenti si erano affacciati alle finestre e scesi nella hall. Tutti si domandavano cosa era accaduto sia nel bar sia nei corridoi, infermieri, inservienti e dottori. Il telegiornale delle 8.30 UNO MATTINA stava trasmettendo il comunicato di un presunto omicidio e che le notizie e gli aggiornamenti sarebbero stati resi più tardi.

Le stanze specie quelle del 2° piano erano presidiate da poliziotti. Michael e Mario si stavano svegliando. Provano ad andare alla porta aprendola e la trovano presidiata. Una voce dall’interfono interno:

<<Tutti i ricoverati nella sala riunioni al 4° piano compreso tutto il personale in servizio, infermieri e medici! …>>

In verità nella casa di cura vi erano pochi pazienti ospitati: al terzo piano, cinque donne anziane e due uomini, al primo le dieci stanze erano in sostanza vuote con soli quattro ricoverati e al secondo dei cerebrolesi tre degenti. La villa era in sostanza circondata da ponteggi per essere ristrutturata. I pazienti sono scortati tutti al piano superiore e il restante personale invitato a salire. Arriva il dott. Alessandro che notando le auto della polizia e della guardia di finanza ha un secondo di esitazione, ma poi deciso scende la rampa che lo porta al sotterraneo, ove trova un agente che chiede gentilmente di seguirlo al piano di presidenza.

Le infermiere si scambiavano occhiate. Katia, Isabella e Caterina: erano in fila intorno alla sala, accanto alla parete laterale insieme al restante personale medico. Ridevano per le bende messe diversamente dei due pazienti.

I degenti erano stati disposti nella parete ad angolo, intervallati da poliziotti.

Un silenzio opprimente gravava sulla sala e le pareti di legno scuro, sino al soffitto, non miglioravano l’atmosfera.

Il capitano Argenti si era appena seduto con il suo portatile e si era collegato con il server della casa di cura sia con il Ministero delle Finanze così come i due ufficiali che lo accompagnavano. Il tavolo delle riunioni aveva tutte le prese disponibili e a portata di mano.

L’ispettore Carosi anche lui con due vice si era accomodato al grande tavolo sempre con il suo portatile aperto … affiancato dell’ufficiale dei carabinieri.

<<Tirate le tende e accendete le luci. Voi, personale amministrativo, sistematevi lungo la parete in fondo, i pazienti a destra separati dalle donne. Irina, procediamo al riconoscimento e si avvicini anche il direttore sanitario, si lei, dott. Peretti. Non si

muova nessuno e per nessun motivo. Voi – rivolto al personale in divisa – impedite qualsiasi contatto tra le persone, tenetele a distanza!>>.

L’ispettore con il personale al seguito, si avviano all’ascensore, entrano nella stanza ove giaceva, sulla scrivania, ancora riverso il corpo, dal quale fuoriusciva una chiazza di sangue ormai raggrumata.

Gli specialisti della scientifica sono attenti alle impronte che iniziano a rilevare.

<<Fate attenzione alla scrivania>> a voce alta l’ispettore e si avvicina con cautela alla figura accasciata spostandola e adagiandola verso la spalliera della poltrona.

Irina esclama, << … Ma non è Desideri è Hassan! Un paziente del secondo piano!>>

<<Fermi tutti – grida Carosi – Non toccate nulla. Sbarrate la porta e voi – rivolto agli addetti – continuate a cercare impronte. Alla sala del consiglio presto! Sigillate ogni cosa, ci vediamo tutti qui>>. Il personale si muoveva velocemente e nel piano sottostante i carabinieri vagliavano intanto i rilievi sotto la supervisione del tenente Michelangeli al comando della squadra. Tutti erano attenti e silenziosi, come arrivano gli ufficiali, un gelo si avverte nell’ambiente.

Carosi fa avanzare i pazienti verso la scrivania e intanto Argenti consulta l’ultimo bilancio, Irina stava stampando l’ultimo rapporto. Il direttore sanitario era impassibile con i suoi documenti, ma sentiva un certo disagio …

<<Allontanate le donne e lasciate qui solo gli uomini ricoverati del 2° piano!>> tuona l’ispettore. <<Toglietevi le bende>> rivolto ai due.

Irina e Peretti si lanciano sguardi pesanti …

Nel frattempo scorrono le immagini di persone ricercate sia sul computer di Carosi sia di Michelangeli collegato con lo schedario internazionale. Dopo una prima scansione dalla quale non sono nell’archivio della polizia italiana nello schedario dell’Interpol compaiono le foto segnaletiche di Michael e Bruno, poco dopo emergono sul terminale dell’ispettore con una nota di aggiornamento in tempo reale.

Gli ufficiali non dicono nulla, ma i due comprendono da un guizzo dell’occhio di essere stati individuati, come pure Peretti da Argenti che alza lo sguardo, il dottore che si era seduto, afferra Irina con uno scatto tirando fuori una 22:

 <<Voglio una macchina>>.

I due essendo stati scoperti reagiscono e cercano di scappare dalla stanza, Michael tira fuori un coltello e l’altro Mario sottratta, la pistola al poliziotto più vicino, arma il cane e la punta contro Peretti esclamando <<Tu sei stato>> e spara mentre Michael lancia il coltello contro il dottore che è colpito sia dal proiettile a una spalla che dal coltello che affonda nel torace. Irina fa appena in tempo a scansarsi. I due ufficiali fanno fuoco contemporaneamente uccidendo Michael che e ferendo Bruno il quale senza possibilità speranza si accascia a terra. Peretti, ferito a morte, confessa di aver organizzato tutto e di aver lasciato la Golf vicino alla casa di Irina per depistare.

La sigla del telegiornale … ore 9.45 …

Dal nostro inviato alla casa di cura NEMESI: – È finito con la morte del responsabile dell’omicidio, un certo Michael, del commendatore Desideri, anche il mandante, smascherato, che aveva tentato resistenza, tutto si è svolto in un’operazione congiunta della squadra mobile, dei carabinieri e della guardia di finanza. Entrambi sono deceduti in un conflitto a fuoco. Un pregiudicato è stato arrestato, ecco che è portato via dalle forze dell’ordine.

La segretaria ancora sotto scioch: Irina ci dica per favore cosa significano le cifre che lei ha notato sul suo cellulare – Un segnale segreto che al momento mi era sfuggito, concordato con il commendatore Desideri in caso di necessità, significava AIUTO. Passiamo alle altre notizie di politica interna …

Il Ministro Tremonti dichiara che l’inflazione è dovuta a diversi fattori europei e petroliferi a livello internazionale. La BCE accoglie la proposta dello stesso ministro …

FINE

~ di biancoandnero su febbraio 8, 2010.

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